I nipotini di Lucio

Luca Ariano

Luca Ariano

In quell’osteria
– un po’ fuori tempo – ai bordi
d’un borgo dove correranno camion
carichi di ghiaia e sabbia,
rivedere quei volti che lasciano sempre
patine di ghiaccio sullo sguardo,
brividi nella memoria sulle sponde
del fiume tra sciabordii di costellazioni.
Sul pavimento scivolano scarafaggi
mentre si contemplano monoliti
come esili fili nella nebbia,
gazze in amore volano sfiorando
reti di ciliegi ormai sfioriti,
maturati al sole.
I nipotini di Lucio
si specchiano nella Piazza
elargendo sospiri,
avvinghiati ai loro danè,
vivendo al 25% sbuffando
sorrisi controvento:
quando già i giocatori salutano la curva
tra fischi e plausi si stende in un’ombra
lungo la schiena a inseguire i passi
d’un feretro già scomposto in atomi.
Parole d’un curato di campagna
sentite nell’odore d’incenso,
in un corteo nella luce.
da Bitume d’intorno

le caldi estati

Luca Ariano

Luca Ariano

Le caldi estati Giggino…
mammà a bollire i pomodori
per l’inverno:
il pentolone di pasta
non basta mai per sfamare…
Sono fuggiti per non vedere
notabili obesi seduti
dietro un tavolino.
Sei scappato anche tu…
quasi per caso in uno scaffale
di un supermercato hai ritrovato
la pummarola… quel sapore.
Li hai rivisti lì i figli dei notabili
ingrassare dietro altri tavolini;
Teresa avrà avuto la tua età,
poco tempo fa, quèla fioèula
sgozzata… bruciata nel bosco
mentre frusciano scoiattoli.
Si alza un vento da scoperchiare
tetti, domani ti siederai al caffè
parlando di un Impero mai esistito.
da La Renault di Aldo Moro

Passeggiare per le strade di Lomellina

Luca Ariano

Luca Ariano

Passeggiare per le strade di Lomellina,
nel silenzio di paesi
– carrellata d’un western-risotto –
rotto dal gorgoglio di chiuse
che lavano i campi.
Si scava nelle stanze della memoria
per ritrovare fattori e braccianti
con zigomi spezzati dalle bestemmie
e sotto le unghie ancora la terra:
non vi sono solo filari di pioppi
e gelsi ma rami, ormai incarogniti
dalle stagioni di falò per la notte
o zolle, sotto uno stormo di corvi.
Davanti a un sagrato una beghina
raccoglie una siringa ancora calda:
il viso d’un bambino ignaro
del timore di Dio;
la piazza è un salotto televisivo
e non rimane che osservare
la madre che coltiva i suoi fiori
al balcone,
nuove stelle sotto una notte di carne
o quel sorriso incrociato per strada.
da Bitume d’intorno

poverètt professór Emilio

Luca Ariano

Luca Ariano

Poverètt professór Emilio,
t’han ciapà per i fondelli:
ogni volta dici che non voti più,
ma poi…
in fondo, sei sempre tu a perdere.
Come tuo padre che non vota da anni,
quando vede la Renault di Aldo Moro
scuote la testa.
Ti hanno venduto titoli inutili,
pagati con notti di lavoro…
Cammini per il viale di tigli
verso il cimitero… per portare un fiore
a tuo nonno:
ripensi ai suoi racconti di guerra…
miserie… macerie, eppure lo invidi
sfiorando pratoline senza badarci.
da La Renault di Aldo Moro

quasi stenti a riconoscerli

Luca Ariano

Luca Ariano

Quasi stenti a riconoscerli
ingrassati… spelacchiati…
ingrigiti, forse anche loro
ti vedono così Fiulin;
non comprendi più il dialetto,
sei andato altrove…
ti suona un lontano ricordo.
Si sparge odore di brace,
senti uno strano sapore Teresa…
sarà solo quel cimitero
di cemento senza cipressi?
Accanto piantine di riso,
cascinali abbandonati
alla periferia del borgo…
la pianura illimitata
ti angoscia lo sguardo:
cerchi il profilo di colline,
il profondo respiro delle onde.
da La Renault di Aldo Moro

quei viaggi

Luca Ariano

Luca Ariano

Quei viaggi… il mare…
tuo padre cantava
«La vita è adesso.»
Nell’albergo il cameriere
scherzava riempiendo
il piatto di tagliatelle.
Sarà padre? Avrà un figlio…
precario? Un lavoro?
Tornando dall’autostrada
l’insegna… la pubblicità:
«Dove c’è Barilla c’è casa!»
Sentivi l’odore del cortile,
i giochi prima di dormire;
vedi ora una ciminiera
fumare ceneri di rifiuti…
lontana la tua casa.
Teresa in cucina con la radio:
brutte notizie da togliere il sonno,
quello perso dal Maurizio.
Beve il Maurizio, eccome se beve:
non ha più smesso
da quando lui se n’è andato.
da La Renault di Aldo Moro

a Paolo Donati

Luca Ariano

Luca Ariano

Danton – col suo nome ‘rivoluzionario’ –
spogliata la divisa sale
su quei pendii:
alle spalle un crepuscolo
che s’inzuppa nell’acqua
sospinto da un alito di salso.
Spari lungo gli argini tra fango e pidocchi:
Scarpe rotte a conquistare
la rossa primavera!
”.
Il trillo di una fisarmonica
su di un carro non placa l’urlo
di una donna che stringe il suo grembo
allontanandosi allo sbuffo
di un treno nella burrasca.
‘Pussi’ oltre le sbarre segate
si tuffa tra i gelidi spruzzi del Tanaro
schiumati dalle raffiche.
Gettato il mitra oltre la scarpata
già coglie il profumo
di un pugno di fiori e palpebre
socchiuse poi sorride
dietro un esile sguardo di baffi.
Pensa: anche questa volta è andata.
da Bitume d’intorno

Certo che quando l’Emilio iniziò

Luca Ariano

Luca Ariano

Certo che quando l’Emilio iniziò
a tradurre versioni dal latino e dal greco,
a memorizzarsi l’atlante storico
non immaginava certo di star lì a ciondolare
in attesa di una telefonata: si vedeva professore
in qualche università a decifrare il mistero
della lingua etrusca, a scavare nel Peloponneso
alla ricerca di nuove civiltà.
S’è alzata la Via Emilia e la tua casa affonda
nella polvere, però val sempre la pena
di vedere cupole e torri struccarsi di rosso
per le luci della sera.
Alla prima ombra davanti al Tardini
dalla pensione quei vecchi se la contano
su come andrà quest’anno il nuovo Parma
e ogni domenica c’è qualche poltroncina vuota
per un colpo di tosse troppo forte.
Tu c’eri quando don Leandro e don Lorenzo
predicavano in un angolo, te li ricordi pregare
anche per te e non sai se è rimasto almeno
un po’ di marmo su un muro per Fausto e Iaio.
Quest’anno non hai visto le risaie gonfiarsi
e stai ancora cercando nell’orto le tue farfalle,
le conti e le riconti ma i colori non tornano.
Luca Ariano (Mortara, 1979), da Contratto a termine (Fara, 2010)