Mi fa soffrire vederla cosi’ guasta

Konstantinos Kavafis

 

Konstantinos Kavafis

 

olevo appenderla a un muro della stanza.
Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata.
Non la metto in un quadro questa foto.
Dovevo conservarla con piú cura.
Queste le labbra, questo il viso –
ah, per un giorno solo, per un’ora
solo tornasse quel passato.
Non la metto in un quadro questa foto.
Mi fa soffrire vederla cosí guasta.
Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi –
una parola o il tono della voce –
se mai qualcuno mi chiedesse chi era.

Lo sguardo dei poeti

Konstantinos Kavafis

 

Konstantinos Kavafis

 

È piú acuto lo sguardo dei poeti.
È un giardino di casa per loro la natura.
In un’oscura selva gli altri uomini
cercano brancolando un’ardua via.
E l’unico bagliore, che come una favilla
effimera illumina talvolta il loro andare
di notte, è una breve sensazione
di magnetica occasionale vicinanza:
fugace nostalgia, fremito di un attimo,
sogno dell’ora del tramonto, gioia
immotivata che d’improvviso corre
nel cuore e d’improvviso fugge.

Mare al mattino

Konstantinos Kavafis

 

Konstantinos Kavafis

 

Mare al mattino
Fermarmi qui. Per vedere anch’io un po’ la natura.
Luminosi azzurri e gialle sponde
del mare al mattino e del cielo limpido: tutto
è bello e in piena luce.
Fermarmi qui. E illudermi di vederli
(e davvero li vidi un attimo appena mi fermai);
e non vedere anche qui le mie fantasie,
i miei ricordi, le visioni del piacere

Ionico

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Kavafis

Se abbiamo spaccato le loro statue,
se li abbiamo cacciati dai loro templi,
non per questo sono morti gli dèi.
Oh, terra d’Ionia, te amano ancora,
le loro anime te ricordano ancora.
Quando l’alba d’agosto splende su di te
un rigoglio della loro vita percorre l’aria;
e un’eterea forma di adolescente, a volte,
indistinta, con passo celere,
incede sopra le tue alture.

Ritorna

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Kavafis

Ritorna ancora e prendimi,
amata sensazione, ritorna e prendimi,
quando si ridesta viva la memoria
del corpo, e l’antico desiderio di nuovo si versa nel sangue,
quando le labbra e la pelle ricordano, e la carne,
e le mani come se ancora toccassero.

Forse fu l’alcol

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Kavafis

Forse fu l’alcol bevuto la sera,
forse fu il sonno, la stanchezza del giorno.
Sparirono ai miei occhi la colonna
nera di legno con la testa antica, la porta della sala,
e la poltrona rossa col piccolo divano.
Venne al loro posto una via di Marsiglia.
Libera l’anima mia, senza ritegno
là di nuovo mi apparve, e si muoveva
in forma d’un giovane bello e sensuale,
d’un giovane corrotto: anche ciò sia detto.
Forse fu l’alcol bevuto la sera,
forse fu il sonno, del giorno la stanchezza.
La povera anima mia n’ebbe ristoro, lei che sempre
sotto il peso degli anni sta costretta.
L’anima mia n’ebbe ristoro: essa mi apparve
in una via graziosa di Marsiglia
in forma d’un giovane felice e dissoluto,
senza vergogna alcuna, certamente.

(1919)
Traduzione di
Renata Lavagnini

Poesia n. 288 Dicembre 2013
Costantino Kavafis. Le poesie incompiute
a cura di Renata Lavagnini
Fondazione Poesia Onlus 2013

 

 




Per quanto sta in te

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Kavafis

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti
sino a farne una stucchevole estranea.