Ai morti d’Africa

Joseph M. Tala

Dall’ alba dei tempi
Ho camminato a fatica nel fango
Ho dormito nel fango
Irrorato col mio sangue una terra ingrata
Ho faticato .
Sotto il sole e la pioggia per costruire un mondo
Un mondo che mi esilia.

Ho camminato sulle ginocchia
Lungo sentieri rocciosi
Al ritmo mortale
Delle pedate
Al ritmo sanguinante della frusta
la testa sempre chinata
E gli occhi pudichi di vergini
Umiliati
Violati

La statura di un nero in piedi
Quale sfida insensata
Alla razza degli dei
Ho camminato sulle ginocchia
Al secolare ritmo
Della frusta e dell’insulto
Quante dure lotte dovute
All’odio miope
Dei miei padroni

Seduto sul letame del mondo,
Non sono più un uomo
Non sono che un paria
Straniero sulla terra, la mia terra
E la memoria vacilla
Sotto tutte le parole
Terribili
Orribili
Sconce
Che inaridiscono l’Uomo
Ed insultano la mia razza

Ho camminato sulle ginocchia
Alla caviglia pesanti catene
al collo la gogna secolare dell’odio
e questa gogna storica
Ha trovato
Scavata, disperatamente sfinita
La mia voce d’usignolo
La carta del mondo porta
Indelebile
il segno della mia sofferenza di Nero
domani, sì domani
In una leggendaria sfida
Al processo della Storia
Elencherò
La lunga, Minuziosa
Esauriente
La lunga catena delle sofferenze
Di questa razza, la mia razza
La mia razza promessa agli avvoltoi
Facile preda dei frantumatori d’uomini.

Ma nel fondo della mia prigione
Dal fondo della mia geenna
L’anima mia è
Dritta e immobile
Senza cedere davanti al genocidio
Dritta e pronta
All’appuntamento
Con la fratellanza
Sugli aridi sentieri
della dura LIBERTA’ .
Dal fondo della mia prigione
Allungo la mano
per costruire un mondo
Solidale
Un mondo che dica ciò che è essenziale
Un mondo che porti agli uomini
Un mondo che esprima l’Uomo.