Le sirene

Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire

I cancelli incatenati, la recinzione di filo spinato è lì
come un’autorità di metallo contro la neve
e questo grigio monumento al senso comune
resiste alle stagioni. Ancora carica questa recinzione
delle paure di sciopero, di protesta, di uomini uniti
e della lenta corrosione delle loro menti.
Al di là, attraverso le finestre rotte, si vede
dove le grandi presse si sono fermate fra un colpo e l’altro
e così, sospese nell’aria, restano prese
al margine certo dell’eternità.
Le ruote di ghisa sono ferme; si contano i raggi

Crepuscolo

Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire

Sfiorata dalle ombre dei morti
Sull’erba dove muore il giorno
L’arlecchina s’è spogliata
E specchia il suo corpo nello stagno

Un ciarlatano crepuscolare
Vanta i prossimi giri
Il cielo incolore è costellato
Di astri pallidi come il latte

Sul palco il pallido arlecchino
Saluta subito gli spettatori
Stregoni venuti di Boemia
Qualche fata e gli incantatori

Staccata una stella
la maneggia con le braccia tese
Mentre coi piedi un impiccato
Suona i piatti cadenzando

La cieca culla un bel bambino
Passa la cerva con i suoi cerbiatti
Il nano guarda con un’aria triste
Ingigantire l’arlecchino trismegisto

Hotel

Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire

La camera è sola
Ognuno per sé
Presenza nuova
Si paga a mese Il padrone dubita
Pagheranno
Giro per strada
Come una trottola Il rumore delle carrozze
Il mio brutto vicino
Che fuma un acre
Tabacco inglese O La Vallière
Che zoppica e ride
Delle mie preghiere
Tavolo da notte E tutti insieme
In questo hotel
Sappiamo la lingua
Come a Babele Serriamo le porte
A doppia mandata
Ognuno porta
Il suo solo amore

Hotels

Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire

La camera è sola
Ognuno per sé
Presenza nuova
Si paga a mese
Il padrone dubita
Pagheranno
Giro per strada
Come una trottola
Il rumore delle carrozze
Il mio brutto vicino
Che fuma un acre
Tabacco inglese
O La Vallière
Che zoppica e ride
Delle mie preghiere
Tavolo da notte
E tutti insieme
In questo hotel
Sappiamo la lingua
Come a Babele
Serriamo le porte
A doppia mandata
Ognuno porta
Il suo solo amore

Il pavone

Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire

Che le tue ricerche interminabili,
i tuoi sogni della vampa, del grande fuoco,
del momento in cui si schiuderà l’occhio dell’azzurro,
non siano che un’illusione, un trompe-l’œil in più,
una chimera come tante altre?
Sei nelle Planty di Cracovia,
ti stai avvicinando al castello dove abitano
re, sogni e sciocche colombe.
Vedi un magnifico faggio che è sprofondato
senza scampo nell’autismo autunnale.
I rami come ragnatela fanno da sipario alle torri della
cattedrale,
la vecchia campana dorme il sonno dei giusti.
La pioggia leggera ha in sé un pizzico d’ironia
come un commento dotto a un testo sacro.
È risaputo che in questo quartiere finanche i bambini
parlano piano, come se temessero qualcosa –
e il Battifredo del Ladro, solido e massiccio, ricorda
l’inevitabile scherno del mondo.

Il ponte Mirabeau

Guillaume Apollinaire

Guillaume Apollinaire

Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia veniva sempre dopo il dolore
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango
Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
L’onda stanca degli eterni sguardi
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango
L’amore se ne va come
L’amore se ne va
Com’è lenta la vita
E come la Speranza è violenta
quest’acqua corrente
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango
Passano i giorni e passano le settimane
Né il tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
Venga la notte suoni l’ora
I giorni se ne vanno io rimango