Canovaccio

Guglielmo Aprile

 

Guglielmo Aprile

 

L’inizio è sempre altisonante,
guerrieri offrono il sangue alle albe;
poi la scodella di biade annacquate,
i treni alla stessa ora
da prendere sempre più controvoglia,
le scale da rincorrere
con sempre più scarsa impazienza,
i dadi da lanciare ai passaggi a livello,
le domeniche in fila
come la carne in scatola che estende
le sue meditazioni per lunghissimi
giri tortuosi nei supermercati;
ci ritroveranno
dopo un bel po’ di giorni, sulla sabbia
dove avevamo preso sonno,
senza quasi più nulla indosso,
stonati e incapaci di spiegare
come eravamo finiti in quel posto.

Armistizio

Guglielmo Aprile

 

Guglielmo Aprile

 

Ogni mattina ricominciamo,
con ammirevole pazienza,
ad annodare fiocchi rossi ai pomelli
sciolti la sera prima;
esperti di autoinganni, raccontiamo a noi stessi
un’altra parabola edificante
per prendere sonno in mezzo alle briciole.
Troveremo al risveglio
il pavimento cosparso di insetti morti
da ripulire.

La Fenice

Guglielmo Aprile

 

Guglielmo Aprile

 

La tv accesa fino a immergerci nel lago,
tanto per compagnia, invecchiamo
come posate chiuse nei cassetti
che non hanno imparato mai a volare,
la pelle perde tono e si frastaglia
in frattali, friabili, di ghiaccio,
la nebbia fa illeggibili i tatuaggi,
le vecchie asciugamani buone solo
per farne stracci. Eppure
il sole sfida cecità di secoli
trapassando le serrande abbassate;
lo scarabeo sopravvive agli imperi,
battezza l’alba dalla cenere di ieri,
dopo ogni gradino appena fatto
ne spunta in cima alla scala già un altro.

Algoritmo

Guglielmo Aprile

 

Guglielmo Aprile

 

Il pitone delle strade annoda
l’algoritmo della sua morsa
sulla gola delle giornate.
Imitiamo chi ci è seduto accanto
mentre sbuccia tonnellate di sabbia;
nessuna traccia che riporti all’utero.
Migliaia di camicie da infilare
ciascuna con cura nella sua gruccia
per migliaia di mattine,
algebra altera che incatena il sangue.
Spero che il glicine si sbagli
quando teorizza la metempsicosi.