stormiscono le nostre voci

Giuseppe Condorelli

Giuseppe Condorelli

Stormiscono le nostre voci
lungo i cavi. Ma nella notte
c’è una sfasatura
una piega del tempo
che le propaga oltre
le sequenze degli occhi
ed è per questo che il loro
calore rauco fugge
il rancore cablato del silenzio
e il sonno picchettato
delle luci gialle, in attesa
ai bordi del mattino.
Da:Desinenza in nero(inedita)

su chini di petri

Giuseppe Condorelli

Giuseppe Condorelli

Su chini di petri
i me casciola
supra ci scurrunu ciumi d’avvuli
ca fanu simenza di paroli.
No casciolu ci su l’occhi
di me patri e di me matri.
Tuttu chiddu ca m’arresta:
u tettu mottu do me armu.
Da: N’zuppilu n’nzuppilu (goccia a goccia) inedita

bisogna lavare i morti

Giuseppe Condorelli

Giuseppe Condorelli

Bisogna lavare i morti.
Sigillare con gesti esatti
e teneri il silenzio.
Le mura che hanno eretto
screpolano il tempio
delle loro mani, luce
implacata del tempo.
Bisogna vestire i morti
coprire le grate delle vene
dove il sangue è l’asfalto oscurato
del buio, non lasciarsi distrarre
dalle domande degli specchi e
dal rumore degli spiccioli nelle tasche.
Bisogna vegliare i morti
le vaste zone d’azzurro
nell’acqua chiusa dei loro occhi
lo stormo sbiadito delle ultime parole.
E’ necessario.
Sia così.
Da:Desinenza in nero(inedita)

dicevunu: to matri è sutta a terra

Giuseppe Condorelli

Giuseppe Condorelli

Dicevunu: to matri
è sutta a terra
e ju che jnocchia minnicati
no’ puteva sapiri
da musura rutta da vita.
N’to culleggiu c’era ciauru
d’aranci munnati
e di scocci di mennula.
Dicevunu: ora scattii
ju non m’arraggiava
non chianceva
taliava i ‘ggnuni do cuttigghiu.
Do finistruni videva
macari i sbalinchi
unni anniava u ciumi.
Dicevunu: to patri
è sutta a terra.
E ju m’urriuddai a iddu
ma addoppu,
quannu a sira allincheva a casa
e a litturina da circum
pareva abbarsamata
arredi ‘e sbarri.
Me patri quannu mossi
non m’arrivau a diri
nenti.
Da: N’zuppilu n’nzuppilu (goccia a goccia) inedita

forse una foresta nel sangue

Giuseppe Condorelli

Giuseppe Condorelli

Forse una foresta nel sangue
incisa nella corteccia
coi nomi di tutti
– spore di ossa dilagate
sulla bianca pietra
della curva delle maree.
E la fine sarà indivisibile
per queste cellule
metà parola l’altra freddo
perché non c’è tregua nella morte.
Pulsano intanto i quasar
miliardi di anni fa.
Da:Desinenza in nero(inedita)

i gesti di mio padre

Giuseppe Condorelli

Giuseppe Condorelli

I gesti di mio padre
cucivano la notte.
Le aste dei miei occhiali
a braccia conserte
dormivano altrove.
E il mondo era sospeso
tra i miei piedi nudi
e le sue mani
tra l’occhio e la tempia
nel suo bacio muto
che non dura
ancora.
Da: Desinenza in nero (inedita)

il freddo arrotola la sera

Giuseppe Condorelli

Giuseppe Condorelli

Il freddo arrotola la sera.
E’ l’erosione del giorno
compiuta nella tua voce:
la città silenziosa come
un fossile antichissimo
un coagulo orizzontale
di luci e silenzio.
Fuori infuria il buio.
Lo tengo nelle mie pupille
cosicché i tuoi occhi
non soffrano la notte
e il tuo sonno
non si spezzi.
Da:Desinenza in nero(inedita)

la bocca declina

Giuseppe Condorelli

Giuseppe Condorelli


Postilla ad una lettera ad un amante morta
La bocca declina
senza nessuna verità
la parola addio.
Si disgrega il cielo
in un frastuono di polmoni.
La carne è ormai preda
dell’umiltà dell’argilla.
Per sorte non ci tocca più
salvezza, nessuna parola
griderebbe la nostra non-figlia
assediata dal silenzio.
Da:Desinenza in nero(inedita)