Il tempo degli approdi

Giovanni Sato

Giovanni Sato

Varia,
nel tempo degli approdi,
il porto che accoglie
la chiglia composta
da marine abbacinate.
Specchi di noi stessi,
sull’acqua di maree
ritirate fra le lune.
Tocco di sogno e donne
che vanno nei silenzi,
segnando,
negli occhi di giada,
fili di sensi sospesi.
Giorni felici
in viaggi di poche righe:
fra le dune
le angosce sono grani
di nulla.

L’altrove

Giovanni Sato

Giovanni Sato

L’altrove ha un filo che m’insegue
da dentro a fuori
da qui a chissà dove.
È lì il punto,
del dove vorrei essere
invece che qui
dove sto sempre.
E sogno di andarmene
un giorno
In quell’altro-ve
immaginando chissà quali
cose in più potrei trovare che qui non ho.
Ma forse altrove è ora
qui in questo
minuscolo esistere,
in questo frammento,
dove respiro l’aria che respiro
ed è tutta mia
e posso volgere una preghiera
a chi mi ha fatto
e posso fare
qualcosa per qualcun altro.
Il filo ancora non si spezza
e continua a seguirmi
attaccato al centro
del mio pulsare
quasi fossi
come voi:
una stella,
in un universo di luoghi.

L’inganno dei sensi

Giovanni Sato

Giovanni Sato

I
Tutto scorre
giovanile luce che non tardi
a mostrare i tuoi fianchi,
tempo è di lasciare
l’intenso tuo sognare
ad altre vertigini
dall’alto di torri segnatempo.
Dove guardare
fra i campi mossi d’effimere
forme il vuoto sparire:
l’inganno è tale
che un bacio d’aria sale
fino a toccare
la girandola dei tuoi
variopinti prismi.
Lascia ora che vada,
un altro tempo mi attende
dall’altra parte del giorno.
II
Sembrava che alla fine
avesse trovato la strada
al solstizio d’estate,
quando il sole si avvicina
e lambisce le labbra degli amanti.
Ma poi d’improvviso
ha cambiato forma
e si è perduta nell’intrico
della città.
Rimane di essa la scia,
e le lancette ferme nel rosso
delle cose perdute.
III
Ora è tornata
febbricitante:
non resiste all’attesa,
non le importa
che le ali siano effimere
e passa da una forma all’altra.
Si tramuta in giochi di colori,
diventa ognuno dei nostri sensi.
Non sa se alla fine
rimarrà qualcosa:
forse un battito
suonerà dalla Torre
domani.
da PERCEZIONI

La Rosa

Giovanni Sato

Giovanni Sato

Dimentico la rosa:
il vero prende forma,
si spoglia dello sguardo.
Somiglia questa sponda
al giorno
che non torna.
Dimentico la rosa
qualsiasi sia il colore.
Eppure se la guardo
prende la forma un sogno.
E si getta fra le braccia
dell’alba che rinasce.
da IL REALISMO DELLA LUCE