Piantando una begonia

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

Statti accorto amico caro,
ché a confondere l’estetico
con la polvere dell’etico
si finisce in un baleno
nelle spire del patetico.
*
Per una volta nessuno che contesta,
l’accordo è generale: tra mille
pensatoi di cui l’uomo dispone
la vasca da bagno resta a tutt’oggi,
senz’altro, l’ideale. Il corpo nudo giace
a mollo e quieto in casalingo
mare; e anche la mente – liberata
dai suoi impegni – può abbandonarsi
a un vuoto indubbiamente salutare.
Ma quando questa sera (munito
di regolare paperetta)
mi sono messo in acqua
pregustando lente divagazioni
aliene agli spasmi ordinari
della fretta – imprevisto, ecco l’intoppo:
non sono più un ragazzo,
checché vaneggi il corpo.
Pericolosa discrasia
che subito la mente ha registrato,
alimentando un’ossessione
che ha trattenuto il sottoscritto
(misconosciuto adulto) in porto.

Rondone

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

Se è vera la notizia
che il rondone dorme in volo,
non resta più alcun dubbio
sul valore equipollente
di volare e sognare,
difficile da intendere
per chi è costretto al suolo.
Franco Marcoaldi (Guidonia, 1955), daAnimali in versi(Einaudi, 2006)

Sii porta, fatti porta

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

Sii porta, fatti porta.
Accogli la rete dei segni
sparpagliati per strada,
il sotterraneo disegno
che scuote la mente
e scompagina il cuore,
lascia affiorare l’infida
faccia cacciata per tempo
in cantina, una traccia
oscena brutale che ora
assurge a regina.
Lascia che il pensiero
ordinato vacilli e
il panico istilli
affannate domande.
Tutto cede, tutto crolla?
O è soltanto una bolla
che scoppia nell’aria?
Un tenue vapore che rapido scema?
Franco Marcoaldi (Guidonia Montecelio, 1955), da Il mondo sia lodato (Einaudi, 2015)

Uomini e oche

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

A Lorenz dissero (era vero)
“Sei un nazista” – mentre ibridando
oche selvatiche e domestiche
osservava: “Se questo incremento
prepotente di pulsioni
per la copulazione
e l’alimentazione, accompagnato
al calo preoccupante
degli istinti sociali
singolari (e quindi differenti).,
valesse anche per l’uomo,
sarebbero chiare le ragioni
di un conclamato deterioramento:
trattasi di specie che ha patito
eccessi da addomesticamento”.
*
Se solo tu sapessi
cara la mia mammina
che cosa fa tuo figlio
da quanto cala il sole
fino a tirar mattina.
Diventa all’improvviso
il più stupido del mondo,
cercando vanamente
chissà quale sprofondo.
E il guaio non è quello
a cui tu stai pensando:
peccati efferatezze
rossetti pornotango.
Volesse Dio lo fosse.
Il male nel mio caso
è solo una credenza:
eccitazione autistica
che porta all’impotenza.

“Il paesaggio disturba il mio pensiero”

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

FRANK KAFKA, Descrizione di una battaglia.
È sempre lì che svia sottende
promette chiede attende.
Non si accontenta che ad occhi
chiusi io lo riverisca –
pretende siano spalancati,
e che completa sia la lista:
“Sei bello monte, e bella tu,
sorgente. E il bosco e il prato
e il basso bianco su cui l’acqua scende”.
Ma attenzione, il paesaggio
è un soggetto permaloso
e gli ci vuole poco
a diventare ombroso.
Dunque di nuovo, e mille volte
dico: “Sei bello monte e bella
tu, sorgente. E il bosco e il prato
e il sasso bianco su cui l’acqua scende”.
(Però, ti prego, fammi un po’
respirare: scompari ogni tanto
dallo schermo, lascia anche al mio
pensiero lo spazio per campare).

Ghost-writer

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

Se suggerendo ritrovai la voce
ora scrivendo non conosco pace –
creatura d’increato che traluce
soltanto se la voce (sua) si tace.
Ombra di falso che si stende
e giace, e s’imbelletta
e quel che è peggio piace.
Voce di capra, voce di cornacchia:
è propria d’animale la voce
senza macchia. Ma quello di natura
è tempo andato, ed al suggeritore
in buca – defunto l’animale –
rimane un compito soltanto:
trovar chi faccia al meglio il verso
del creato.

Il mondo di Maria

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

Mentre il sole alto nel cielo
risplendeva su ogni dove
invitando a mille azzardi,
lei, Maria – reclusa in casa –
scaricò la lavatrice strizzò i panni
mondò i cardi. Spolverò sedie
e credenza, lavò i vetri fece
i letti. Riassettò in una parola
come sempre ogni mattina, stanze
bagno corridoio il salotto e la cucina.
Fuori il sole (l’ho già detto)
risplendeva seducente
invitando a mille azzardi.
Ma Maria si guardò bene
dal cadere tanto tardi
(troppo tardi!) nella trappola
di luce di quell’infida sirena.
meglio il neon della cantina
per chi adusa alla clausura
era lì che consumava
la più esotica avventura.

Il mondo sottostante

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

Visto che ammazzo i vermi
e mangio cacciagione
almeno un punto è chiaro:
non sono fino in fondo animalista.
E tantomeno posso,
data la mia ignoranza,
cercare fratellanza
con chi è naturalista.
Se palo di animali
lo faccio solamente
per quanto è sorprendente
quel mondo sottostante.
Chi non l’osserva, i più,
non sa cosa si perde:
tecnica amori
sterminî fantascienza
lotte sociali economia
pietà brutalità clemenza.
Così pieno, totale,
è il racconto di quel mondo
da rendere ancora più
evidente – del nostro umano
mondo – il volto decadente.
Franco Marcoaldi (Guidonia, 1955), daAnimali in versi(Einaudi, 2006)

Il soggiorno è il mio problema

Franco Marcoaldi

Franco Marcoaldi

Libri libri quadri libri
scatolette sigarette
due candele un cavallino
fichi in marmo ancora libri
un vecchissimo accendino.
Sopra i tavoli, dai muri,
nei cassetti vani oscuri
che nessuno ha mai sondato,
il soggiorno tutto intorno
mi rammenta che il problema
si riassume in questo ingorgo
di sovraffollata scena.
Troppi oggetti, troppe carte,
troppo spazio dato all’arte.
Nell’affanno di sapere
non riesco più a capire,
nella smania di guardare
non riesco più a vedere.
Al soggiorno do ragione:
devo farmi il vuoto intorno.
E da lì ricominciare.
*
Alla celebre vulgata che ritiene
l’animale – sempre e comunque –
un essere inferiore, sarebbe
sufficiente rammentare quanto
scrive Montaigne riguardo
ai cambiamenti di colore.
Il polpo lo decide lui che cosa
fare, variando la sua veste
a seconda che reputi opportuno
occultarsi ad un nemico
oppure avanzare in campo aperto
ed attaccare. Tutto il contrario
di quanto accade in occasione
di ogni nostro, eventuale
mutamento; sempre subìto –
via via causato da vergogna
sofferenza collera spavento.
L’itterizia, mica la nostra volontà,
ci fa ingiallire.