DETTAGLIO

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

La sola cosa
che ricordo di lui
è che allungava ad arte le parole
un poco le cantava le finali
carezzandosi il viso con la spalla
e lui sapeva di chi e perché.
Poca roba, trascurabile dettaglio.
La prima cosa che gli chiederò
quando lo incontrerò dall’altra parte
sarà di carezzarmi una parola
allungandone l’eco con la spalla.

I VOLTI

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

Nell’esercizio della memoria
i volti della quarta elementare
che la foto risveglia
prendono in me vezzi e cadenze
e ciuffi e occhi e versi ricorrenti.
Mi scorgo in uno di quei volti e vezzi
il terzo da sinistra, quello biondo.
E pure, sarà forse il far del tempo,
a lui non tengo più che agli altri,
ma ora a questo ora a quello il corpo muovo.

L’ICONA DELLA DANZA

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

a Stefania
Io conosco quella dei vincitori
vibra di spruzzi pance in aria percosse alle ombre scure.
Invece la danza della tribù
fa muovere a vampate il dio di carne.
La razza rivale per placarla
inscena la danza della pioggia.
Di là d’ogni parola
la danza dei santi
è il sereno ondeggiare della vita.
Ma un’altra danza m’infiocchetta il cuore
o saltellio giocoso
dei piedi tuoi fra le coperte in festa…

LA FRAGOLA E IL PIANOFORTE

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

Il lembo vellutato
del vestito a macchie di fragola
si acquattava sul cranio pallido
del maestro francese
al pianoforte.
L’ansia distratta di lei
raccoglieva
silenzi mielosi margherite di raso
nel pubblico a cappelli
raccogliticcio
dalla valanga appena sventata
di là dalla finestra
per nuovi messia
intagliati nell’alba;
girava le spalle nude
accostava la parete
si poggiava sul davanzale di neve
concepiva nella sua mente
il nano della montagna.

LA LETTERA

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

Postino, tu non porti più le lettere,
hai la borsa piena di depliant,
di distinte di studi di avvocati,
di bollette del canone e del gas.
Orsù, svuota nel fiume la tua sacca
cerca un biglietto per me scarabocchiato
che me ne porti il tatto della mano…
o forse è un campioncino rovesciato.

LA TUA PALLIDA AURA

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

La tua pallida aura conficcata nella ricognizione
di nubi esistenziali mielose edulcorate da
ineffabili sofferenze che intiepidiscono
questo sorriso sopraggiunto quieto, e ti infervora
l’arcano che ripercorri
in una parata di scacchi blu e bianchi
risalendo la sensazione di spruzzi d’acqua sulla pelle
sei tu pure un sapore
era tutto dapprincipio
uno zero senza memoria.
Inseguirò i tuoi boccoli fin nel bosco di marmo
dei tuoi sogni di notte.

LE SCARPE

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

Ho un paio di scarpe nuove
camminano ch’è un piacere.
E come corrono!
stento a tenergli dietro.
Non temono palude né acquitrino,
né deserto di sabbia né muraglia di pedoni,
che risse che baruffe che clamori
sempre mi vanno dentro.
Ora non soffro più la lontananza
di crocicchio in crocicchio
io so che vengo a te;
ma tu, non cambiar veste,
non farti scoraggiare da quei lampi,
io vengo a piedi.
Dicono che in Canada
giungono a volte piedi d’uomo
da soli a riva, ce li porta il mare,
strappati a chissà chi
che forse andare oltre non voleva,
un piede nella scarpa prigioniero
laggiù, terre lontane.
Oh come va veloce questo globo
però non so se corro insieme a lui
o se incontinente gli vo incontro
eppure le ho pagate pochi soldi
alla fiera di marzo.

QUANDO ANDRETE A PERQUISIRE LE VALLI

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

Quando andrete a perquisire le valli
e il capretto sterile sarà rinchiuso
per un’ora di pallido amore,
ricordate di quanti non hanno saputo
intenerire le folle,
di quanti hanno sorriso di nulla
e godono di un codice sereno,
perché non vi ha più pace
per gli involucri vuoti,
perché sono sepolti
gli spiriti bugiardi
e le leccornie pullulano
di sensi torbidi e tumori.
Da oggi,
la terra sarà degli amanti.

RISVEGLI

Franco Dionesalvi

Franco Dionesalvi

Il sorriso di lei ti ha generato
e tu, pensiero di carne, esclamazione di cartone,
per non avere arte né certezze né parole
sorridi.
Poi ho visto l’interessere di noi
molecole infinito.
Ho pianto lacrime di gioia senza orologi;
quindi ho preso a camminare
scrivere versi, gemere canzoni,
temere punture, evitare dirupi
farmi rosso in viso
io, la vergogna degli illuminati.