Tecniche di indagine criminale

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Tecniche di indagine criminale
Ti vanno – Oetzi – applicando ai capelli
Gli analisti del Bundeskriminalamt di Wiesbaden.
Dopo cinquanta secoli di quiete
Nella ghiacciaia di Similaun
Di te si studia il messaggio genetico
E si analizzano i resti dei vestiti,
Quattro pelli imbottite di erbe
Che stringevi alla trachea nella tormenta.
Eri bruno, cominciavi a soffrire
Di un principio di artrosi
Nel tremiladuecento avanti Cristo
Avevi trentacinque anni.
Vorrei salvarti in tenda
Regalarti un po’ di caldo
E tè e biscotti.
Dicono che forse eri bandito,
E a Monaco si lavora
Sui parassiti che ti portavi addosso,
E che nel retto ritenevi sperma:
Sei a Munster
E nei laboratori IBM di Magonza
Per le analisi di chimica organica.
Ti rivedo col triangolo rosa
Dietro il filo spinato.
E’ stato chiamato “Oetzi” e “Uomo del Similaun” (dal nome della località del Tirolo e del ghiacciaio in cui fu rinvenuto all’inizio degli anni Novanta) l’individuo vissuto nell’eneolitico i cui resti – straordinariamente conservati – sono tutt’ora oggetto di studio.

Tu intervenisti lì

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Tu intervenisti lì
All’imbocco della valletta
Dove ad un tratto muta la vegetazione,
Solo licheni e tundra
Per qualche ettaro…
Forse la lingua di ghiaccio profonda
Che formò il lago
Lì sotto non si è sciolta,
Resiste tra i detriti coi resti dei mammut.
Forse il tempo tiene lì la poesia.
Da Jucci, 2014

Tu legno e io

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Come una preghiera per non violenti giorni
Dal lago si estendeva ai colli circostanti,
Sommergeva persino i già bisbigli
Emessi dai risvegli,
Era il cielo con due nuvole
L’emissione della voce
E a forma di labbra la pronuncia:
Tu legno e io poliuretano espanso.
Quando si dice i materiali antichi
Destinati a durare
E quelli innovativi…
Cercavamo il sesso della morte
Nelle pitture alpine. E’ maschio è maschio
Ricordo che scoprivo.
Franco Buffoni (Gallarate, 1948), inedito

Ultime cene

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Siede a destra di Cristo
Giovanni
Nel Cenacolo del Franciabigio
Al Convento della Calza
Su per la Porta di San Pier Gattolino,
Non a sinistra come nelle Cene
Più note e visitate,
Ansiosamente ancella per Andrea del Sarto
Al Cenacolo di San Salvi,
Sleeping boy da Lullaby col Ghirlandaio
Alla Badia di Passignano
E ancora a Foligno il Perugino
O Andrea del Castagno a Sant’Apollonia
Con Giuda in primo piano
Concupiscente e nero.
Qui il Franciabigio pone Giovanni a destra
Ed a sinistra Pietro
Vecchio amministratore
Delegato al governo
Del Regno del Signore
Dalla parte del cuore,
Perché a destra il colore
Di Giovanni stordisce
Ben più della luce
Di finestra in cornice
Al grembo vòlto il rapito
Da postura con Giove
Ganimede imprigrito.
da GUERRA

Una lunga sfilata di monti

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Una lunga sfilata di monti
Mi separa dai diritti
Pensavo l’altro giorno osservando
Il lago Maggiore e le Alpi
Nel volo tra Roma e Parigi
(Dove dal 1966 un single può adottare un minore).
Da Barcellona a Berlino oggi in Europa
Ovunque mi sento rispettato
Tranne che tra Roma e Milano
Dove abito e sono nato.
da ROMA

Via di Ripetta

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Lo sguardo bovino dei due carabinieri
Al caldo in macchina
A dieci metri dall’attraversamento pedonale
Dove inginocchiata
Con un cartone logoro e la scritta
Di figli e di pietà
Smunta di orrori stava lei
Tra i piedi anche dei preti percorrenti
Il week end della Immacolata in tutta fretta.

Visita a Fabriano

Franco Buffoni

Franco Buffoni

I
La magia di questa
Terra che si sveglia
Respirando nuova
Aria tra le bare.
Al cimitero di Fabriano l’alba
E’ una cosa seria.
II
Quando alle confraternite del Santo Sacramento
E del Suffragio
Seguiva il gonfalone del Comune
E poi le Arti,
Lanaioli calzettai tessitori cartai
Con le insegne delle famiglie più importanti,
Nella piazza dell’amena cittadina
Coi colli intorno verdeggianti
Venivano messi alla berlina
E poi alla gogna
Quelli come me colti in flagrante.
III
Mi colpì nel 1982 una frase di mio cognato fabrianese
A mia sorella, madre di Stefano
– Poi dedicatario di Theios –
Che all’epoca soffriva di frequenti tonsilliti:
“Mai, a mio figlio mai, una supposta in culo”.
IV
Nello Spedale di Santa Maria del Buon Gesù
Ha oggi sede la Civica Pinacoteca
Dove un arazzo campeggia coi seguaci
Degli apostoli che gettano
I libri eretici nel fuoco.
V
Ai libri come seguono
Gli eretici in persona
E a questi i non-conformi
Uomini e donne, in primis
Quelli delle supposte, poi le streghe.

Lontano dalle sere

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Quando era lontano dalle sere
Gli sembrava tutto naturale,
Dimenticare il travestimento
Le gomme a posto il senso
Della città di essere solo.
Ma quando era già buio, e poi più buio
– E c’è soltanto il fare,
Dire stasera non mi sento
O per stasera lascio stare,
Basta per un’ora, ma poi l’altra.
Allora tornava senza sole
Il desiderio, vuoto il bisogno di salire
Sul palco aperto al cuore della strada.
Da Scuola di Atene, 1991

Vittorio Sereni

Franco Buffoni

Franco Buffoni

Il sentiero scendeva sulla fronte di Armio,
Lago d’inverno stropicciato solo.
Se ne andava con profondi squarci
Nel ritratto d’acqua dell’acqua che indossava
E il suo cavallo sollevava onde di polvere
Nello sguardo semplice del cielo.
I pini salivano nel buio
– ripeteva a nascondersi
tra stelle decenti
coi soli sorrisi –
E adesso erano proprio tutti uguali.
Da Quaranta a quindici, 1987