abbiamo estratto la tua trama di legno

Filippo Amadei

Filippo Amadei

A mio nonno
Abbiamo estratto la tua trama di legno
per rifare in fretta la nuova tettoia
a sostenere la parte sporgente e indifesa
dal peso della neve – i tuoi ganci, le poche
cose appese, quelli no, non li abbiamo voluti
togliere. È così che va la vita
ci presta sempre qualche appiglio al passato
non troppi, solo il giusto
per sostenere il ricordo, qualcosa
che poi resta – una cianfrusaglia, un sogno
il dolore che ogni tanto si ritrova
e poi si dimentica di nuovo.
(poesia inedita)

Genesi inversa

Filippo Amadei

Filippo Amadei

Forse,
i suoi respiri terminali
altrove sono già
le euforiche, gioiosissime
pure contrazioni
di chi sta per tornare.

Mario Santagostini
Quando sono in dormiveglia il pomeriggio
sull’orlo di un sogno formatosi appena
di poche immagini ho una vertigine, a capofitto
cominciano a cadere i miei occhi
le ginocchia ritornano al petto, un anello
formano mani e tibie, un velo di placenta
sulle palpebre, la schiena si piega molle
i piedi si ritirano, nel grembo del sogno
sono un gomitolo di tendini e pelle
spasmi di vertebre nel liquido
viscido del buio – si azzera di nuovo tutto
il mio ultimo ricordo è la luce.
Da Saperti a piedi nudi (LietoColle, 2009)

hai gli occhi tristi

Filippo Amadei

Filippo Amadei

Hai gli occhi tristi mi dico, da solo
davanti allo specchio, come convincermi
del diverso. Ho sempre avuto questa tensione
nella retina – una specie di malinconia elettrica
proprio un delitto, diresti, contro i giorni di sole
gli amici, tutti gli amori sospesi
nel sorso di un respiro – loro esigono
occhi felici, non questa mancata
dimostrazione.
E chiuderli colpevole, volere tornare
bambino, allo scuro di tutto – ti guidava
la compagna delle elementari, al buio
verso la sorpresa di compleanno
con la sua manina nella tua
e lì, nel silenzio degli amici
pronti a farti festa, non era ancora tuo
l’onere, era il mondo a spalancare gli occhi
come un bene più grande su di te.
(poesia inedita)

I tuoi panni stesi

Filippo Amadei

Filippo Amadei

Il meteo dava pioggia, la pioggia
doveva inzuppare i panni stesi
ad asciugare nel tuo cortile
ma c’è una luce nel giorno, in questo giorno
di fine marzo così terso e inatteso
e non so dire se sono i tuoi occhi
a confidare nel sole che si ostina
a restare davanti alle nuvole
o è il sole ad avere fede in te
hai un’aria così sincera addosso
che non penso potremmo arrenderci
fai una smorfia con la bocca
e ritorni in casa dopo il mio saluto
tu non vedi che affanni
ma gli affanni non riescono
sempre a coprirci, guarda i tuoi panni
nel vento, contro ogni logica
saranno presto asciutti.
Da Oltre le ringhiere (Raffaelli Editore, 2014)

Il bacio

Filippo Amadei

Filippo Amadei

Poi le parole cadono e cadiamo
nel reciproco sguardo dei corpi
un po’ incantati – elettroni attratti
dal nucleo dell’altro, senza contatto
stringo il campo sul viso
si fa più piccolo, ne perdo i contorni
esploro tutti i suoi tesori, i saliscendi rossi
delle labbra, gli occhi già pronti
a farsi fessura, finché resto anch’io
abbandonato al buio del tatto, la mia mano
che sfiora il tuo braccio seguendo in basso
la corrente fino al fianco
poi di nuovo in alto, per il mare
della spina dorsale, fin su la riva del collo
e lì si adagia, finalmente, come il naufrago
così anche le mie labbra
che sulle tue hanno trovato casa.
Da Saperti a piedi nudi (LietoColle, 2009)

Il salto in alto

Filippo Amadei

Filippo Amadei

a Fabio
E’ tutta una questione di tendini
e torsione del busto oltre l’asta
questo mi dicevi, di guardare
la posa dei piedi nella contrazione
limpida prima del salto, l’allineamento
parallelo delle gambe al terreno
non dimenticherò mai l’agosto del ’92
nello slancio della nostra ultima infanzia
mentre l’aria fendeva il profilo
del tuo corpo, indecifrabile
un miracolo verso l’alto.
Da Saperti a piedi nudi (LietoColle, 2009)

l’azzurro del mare

Filippo Amadei

Filippo Amadei

L’azzurro del mare condensato nel tuo costume
spezzato, dello stesso colore, ma più denso
quasi materico, a rimarcare la falcata delle tue gambe
abbronzate verso l’acqua, resto in bilico tra questo
e l’altro azzurro che dilaga a macchia e ci ingloba
nel sogno del paesaggio, i lembi della vita
a volte hanno la forma inconsistente
di un dormiveglia estivo, si restringono
alla distanza breve che mi separa dalla tua bocca
la mezza torsione che fai col busto già bagnato
a chiedermi di seguirti là in mezzo, ho in testa mille voli
di pensieri che non partono, persi nella bonaccia
mentre l’aria ha smesso di essere vento
e semplicemente ci attraversa.
Da Oltre le ringhiere (Raffaelli Editore, 2014)

Nella sala-colazione la tv

Filippo Amadei

Filippo Amadei

Nella sala-colazione la tv
al plasma dell’albergo sputa
fuori le notizie principali, la crisi
del governo, l’ultimo appello
terrorista di Al-Qaida, la borsa
in crescita e l’oroscopo propizio
per i nati dello scorpione, ma le notizie
fondamentali dove sono, chi mi dice
che questa mattina ti sei svegliata stirandoti
nei vortice di seta dei tuoi capelli
e ancora in pigiama hai bevuto il tuo caffè…
Chi lo dice al mondo che non è la fame
di comprenderlo a placare il mio desiderio
di pace ma il tuo
saperti a piedi nudi, ancora un pochino
teneramente assonnata
nell’increspatura del mattino che nasce.
Filippo Amadei(Ravenna, 1980), da Saperti a piedi nudi (LietoColle, 2010)

Quel foglio di carta

Filippo Amadei

Filippo Amadei

Ho visto la sua bellezza ondulante
di traverso per l’autostrada
il suo modo di baciare l’asfalto e fuggire
come una donna delusa da una facile
fine del gioco, dribblare le avversità
delle macchine portate a grande velocità
nel turbine dell’aria.
Non andrà mai a sbattere, mi dico
contro un parabrezza o schiacciato
sotto ruote pesanti, non avrà mai
grossi incidenti, è pericoloso viaggiare
una vita in linea retta, come ci dicono di fare
avere fede in traiettorie comuni e consumate
che vita fantastica ha un foglio di carta
vorrei essere io, inseguire l’abbraccio
delle curve e sentire il vento
che ci prega di spiegare davanti alla vita
ogni singolo pezzo di noi.
Da Oltre le ringhiere (Raffaelli Editore, 2014)