Solo col mare

Endre Ady

 

Endre Ady

 

Spiaggia, tramonto, stanzetta d’albergo,
È andata via, ormai più la riveggo,
È andata via, ormai più la riveggo.
Sopra il divano un fiore ha lasciato,
Me ne sto al vecchio divano abbracciato,
Me ne sto al vecchio divano abbracciato.
Qual bacio intorno il suo effluvio lambisce,
Giù il mare mugghia, il mare gioisce,
Giù il mare mugghia, il mare gioisce.
Lontano un faro in un posto lampeggia,
Vieni, mia cara, il mare giù inneggia,
Vieni, mia cara, il mare giù inneggia.
Il mare ascolto che canta selvaggio,
Ed io sul vecchio divano vagheggio,
Ed io sul vecchio divano vagheggio.
Qui l’ho stretta, ha dormito, baciato,
Il mare canta e canta il passato,
Il mare canta e canta il passato.

Io sono parente della morte

Endre Ady

 

Endre Ady

 

Io sono parente della Morte,
Amo l’amore che svanisce,
Amo baciare,
Chi se ne va.
Amo le rose malate,
Bramose quando sfiorite, le donne,
I lucenti, i malinconici
Tempi d’autunno.
Amo delle ore tristi
Lo spettrale, monitorio richiamo,
Della grande Morte, della santa Morte
Il sosia giocoso.
Amo chi è in partenza,
Chi piange e chi si sveglia,
E nei freddi mattini brinati
I campi.
Amo la stanca rinuncia,
Il pianto senza lacrime e la pace,
Di saggi, poeti, malati
Il rifugio.
Amo chi è deluso,
Chi è invalido, chi si è fermato,
Chi non crede, chi è malinconico:
Il mondo.
Io sono parente della Morte,
Amo l’amore che svanisce,
Amo baciare,
Chi se ne va.
L’autunno è entrato a Parigi
Ieri
l’autunno è entrato a Parigi
E scivolato per via San Michele
fra la canicola, e sotto le tremule fronde
s’è incontrato con me
Io erravo verso la Senna:
bruciavo nella mia anima strani alidi canti,
tristi, fumosi, corruschi:
m’annunziavano la morte
L’autunno m’ha appena sfiorato, m’ha sibilato
qualcosa. Ha trasalito tutta la via San Michele,
Zss, zss: un lieve brusio di foglie scherzose.
Un attimo. L’estate neppur se n’è accorta;
e l’autumno ridendo è scomparso.
Ma è venuto: io l’ho so. Sotto le fronde gementi
l’ho visto

Il nero pianoforte, Ady

Endre Ady

 

Endre Ady

 

Pazzo strumento: piange , stride, geme.
Fuggi se un po’ di vin non ti fa forte:
E’ questo il nero pianoforte.
Ed un cieco con pazza frenesia
Vi suona della vita l’armonia.
E’ questo il nero pianoforte.
Sogni del mio cervel, lagrime pianti,
De’ desideri miei lunga coorte,
Tutto quest’è il pianoforte.
E trabocca a quel suon, or duro or molle,
Il sangue del mio cuor briaco e folle.
E’ questo il nero pianoforte.

Giuda a gesù

Endre Ady

 

Endre Ady

 

Nel basalto del Golgota t’incido,
Palpito del mio cor malvaggio, infido.
Cristo, poeta mio, sacro t’ho avuto,
Pur t’ho venduto.
Erano i miei tutti i tuoi sogni e altero
Ti portavo nel cuore, nel pensiero,
E ti ho di fiori il capo inghirlandato,
E ben t’ho amato
Pur t’ho venduto, dolce mio Signore,
Perchè la Vita è il mio sol vero amore
Perchè anch’io sogno senza tregua e meta:
Sono poeta
Non ascolto il tuo salmo veritiero,
Non mi occorre il tuo celeste Impero.
Una fanciulla vuol vestiti ed oro…
Ed io l’adoro
Sono un infame? No , la Vita è infame!
Perchè il Verbo non sa frenar le brame?
Perchè la volutta mi fa si caro
Il vil denaro?
La pietra incisa nel’abisso or getto,
Trema il Mondo de’ secoli al cospetto.
Tristi occhi peccatori che verranno
M’intenderanno

Né lieto avo né discendente

Endre Ady

Endre Ady

Né lieto avo né discendente,
né parente né conoscente,
non sono di nessuno,
non sono di nessuno.
Sono, come tutti, maestà,
Capo Nord, mistero, estraneità,
fuoco fatuo e lontano,
fuoco fatuo e lontano.
Ma, ahimè, qui non posso restare,
vorrei tanto farmi vedere,
per essere visto davvero,
per essere visto davvero.
E tutto per questo: straziarmi, cantare.
Amerei essere amato
e a qualcuno appartenere,
a qualcuno appartenere.

Traduzione di Vera Gheno e Gabriella Caramore

 

Poesia n. 338 Giugno 2018
Endre Ady. Il perdono della luna
a cura di Gabriella Caramore

 

 

 




Sono ferita rovente

Endre Ady

Endre Ady

mprovvidi nell’avida stagione
dei primi inganni ci fingemmo eterno
il miraggio della condivisione
del paradiso. Ed ecco, ora, l’inferno.
24 maggio

Poesia n. 337 Maggio 2018
Silvio Raffo. En attendant (Il poema dell’attesa)