Meriggio abbagliante (II)

David Malouf

David Malouf

Meriggio abbagliante che non ci ha rivelato
come eravamo. Ha fatto udire diversi sé
più reali di qualsiasi
riflesso, forma,

con una loro vita,
un occhio simile a uno stelo,
un periscopio che misurava orizzonti,
chele capaci di staccarti un dito.

Mi è piaciuto. I profondi meriggi
con un palo e una rete, le più profonde
notti, quando inseguivo il sole tropicale.
E i nomi latini

Un pericoloso artigliare. Ti volevo tutto,
rude battere di colpi contro il respiro che manca
e il potere d’incantesimi verbali,
sul palmo della mano, sulla lingua.

Il luogo

DAVID MALOUF

DAVID MALOUF

Questo è il luogo.Vi ritorno
la notte per trovarlo:
immobile,addormentato,caldo,governato

dai vecchi segnatempo,gli uccelli acquatici la cui
sola esile gamba sostiene le nuvole,
l’incresparsi del mare aperto

avanti a me,e le ore
di un azzurro sempre più profondo in cui la terra guada nel meriggio.
Le prospettive allora sono queste:

un pontile di legno,un estuario impigrito
che scorre verso
il sole,la luce che increspa sulle dune.

Avanzo.E’ tutto intorno a me,il bagno
d’aria,paese dall’anima leggera.Va avanti così

tutto il giorno.La marea
avanza e si ritira.Sotto il sole,sotto
le correnti incrociate della luna,le ombre

ricadono nel posto
per infittirsi in tenebra.Questa caccia è un rito,
persi sono tutti quelli che vi fanno parte.Persino il respiro

che tratteniamo tra un respiro e l’altro
sono termini fissi per il rito che si celebra,
le maglie di una rete.

Tra i tronchi di mangrovie le lucciole
simili a piccoli pianeti,ardenti pazzi d’amore
si accendono,

si spengono.Anche esse hanno catturato
qualcosa.Un pezzo di solida mezzanotte
si agita nei nodi stellari delle trecce.

La festa dei granchi

David Malouf

David Malouf

Impossibile più vicino
di così. La lingua s’infila
nel più intimo, nel più soave
dei tuoi angolini. So tutto,

ora so tutto dei tuoi segreti.
Spaccato il guscio
più niente tra di noi.

Assaporo il chiaro di luna

Fattosi carne
e le bolle che salgono su
dalle acque di scolo. M’immergo
tra radici e bacche di mangrovie

sotto cenere di luna, al freddo.
Sapevo che la baia
era più d’un semplice scintillio,
sapevo che se esistevi
potevo penetrare
nella tua vita e giù in fondo
afferrare le tue abitudini e conoscendo
le nostre differenze giungere a pensare che siamo
una cosa sola.

(Traduzione di Graziella Englaro su “Poesia” Anno II, numero 12, Dicembre 1989, Crocetti Editore)