Mi hai fatto la grazia

Carlos Drummond de Andrade

 

Carlos Drummond de Andrade

 

Senza che lo chiedessi, mi hai fatto la grazia
di magnificare il mio membro.
Senza che lo sperassi, sei caduta in ginocchio
in posizione pia.
Quello che è stato non è stato sepolto.
Per sempre e un giorno
il pene riceve la pietà osculante della tua bocca.
Oggi non ci sei né so dove sarai,
nell’impossibilità totale di un gesto o di un messaggio.
Non ti vedo non ti sento non ti stringo
ma la tua bocca è presente, adorante.
Adorante.
Non credevo d’avere tra le cosce un dio.

Soave bocca errante

Carlos Drummond de Andrade

 

Carlos Drummond de Andrade

 

Soave bocca errante
in superficie fino a trovare il punto
ove t’aggrada cogliere il frutto a fuoco
che non sarà mangiato ma fruito
finché non s’esaurisce il succo caldo
e lui ti lascia, o tu lo lasci, flaccido,
ma rugiadoso di bava di delizie
che frutto e bocca si permettono, dono.

Bocca soave e saggia,
impaziente di succhiare e segregare
intero, in te, il tallo rigido
ma folle di piacere al confinarsi
nel limitato spazio che tu offri
al suo volume e getto appassionati,
come puoi diventare, così aperta,
ricurvo cielo infinito e sepoltura?

Soave bocca e santa,
che piano piano vai sfogliando la liquida
schiuma del piacere in muto rito,
lenta-leccante-lecchillusoriamente
legata alla forma eretta quasi fossero
la bocca il frutto, e il frutto la bocca,
no, basta, basta, basta, basta bermi,
uccidermi e, da morto, vivermi.

So già cos’é l’eternità: é puro orgasmo.

Il culo, che meraviglia

Carlos Drummond de Andrade

 

Carlos Drummond de Andrade

 

Il culo, che meraviglia.
E’ tutto un sorriso, non é mai tragico.
Non gli importa cosa c’é
sul davanti del corpo. Il culo si basta.
Esiste dell’altro? Chissà, forse i seni.
Mah! – sussurra il culo – quei marmocchi
ne hanno ancora di cose da imparare.
Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d’essere due in uno, pienamente.
Il culo si diverte
per conto suo. E ama.
A letto si agita. Montagne
s’innalzano, scendono. Onde che battono
su una spiaggia infinita.
Eccolo che sorride il culo. E’ felice
nella carezza di essere e ondeggiare.
Sfere armoniose sul caos.
Il culo é il culo,
fuori misura.

Era un mattino di settembre

Carlos Drummond de Andrade

 

Carlos Drummond de Andrade

 

Era un mattino di settembre
e
lei mi baciava il membro
Aerei e nuvole passavano
cori neri rimbombavano
lei mi baciava il membro
Il mio tempo di ragazzo
il mio tempo ancor futuro
tutti insieme rifiorivano
Lei mi baciava il membro
Un uccellino cantava,
nel cuore dell’albero, nel cuor
della terra, di me, della morte
Morte e primavera in fiore
si disputavano l’acqua chiara
acqua che accresceva la sete
Lei mi baciava il membro
Tutto quello che ero stato
quanto mi era già negato
non aveva ormai più senso
Solo la rosa contratta
il tallo ardente, una fiamma
e quell’estasi nell’erba
Lei mi baciava il membro
Di tutti i baci era il più casto
in quella purezza spoglia
che é delle cose donate
Non era omaggio di schiava
avviluppata nell’ombra
ma regalo di regina
che diventava cosa mia
mi circolava nel sangue
e dolce e lento e vagante
come bacio di una santa
nel più divino trasporto
e in un fremito solenne
baciava baciava il membro
Pensando al resto degli uomini
che pena avevo di loro
prigionieri in questo mondo
Il mio impero si estendeva
a tutta la spiaggia deserta
e ad ogni senso all’erta
Lei mi baciava il membro
Il capitolo dell’essere
il mistero di esistere
la delusione d’amare
eran tutto onde silenti
spente su moli lontani
e una città si ergeva
radiosa di pietre rare
e di odi ormai placati
e sulla brezza il piacere
veniva a portarmi via
se prima non mi afflosciava
come un capello si alliscia
e mi scombussolava
in cerchi tutti concentrici
nella foschia dell’universo
Baciava il membro
baciava
e se ne moriva baciando
per rinascere a settembre

A un assente

Carlos Drummond de Andrade

 

Carlos Drummond de Andrade

 

Ho ragione a provare nostalgia,
ho ragione ad accusarti.
C’era un patto implicito che hai rotto
e senza accomiatarti sei partito.
Hai fatto detonare il nostro patto
hai fatto detonare la nostra vita,
la comune acquiescenza del vivere
e dell’esplorare i percorsi del buio
senza scadenze senza consultazione senza provocazione
finché non sia arrivato il momento delle foglie
che cadono nel momento di cadere.
Hai anticipato l’ora.
Le tue lancette sono impazzite, facendo impazzire
le nostre ore.
Che altro potevi fare di più grave
se non quell’atto senza seguito, l’atto in sé,
l’atto che non osiamo né sappiamo osare
perché dopo di esso non c’è nulla?
Ho ragione ad avere nostalgia di te
della nostra frequentazione fatta di un parlare fra compagni,
di una semplice stretta di mano o ancora meno, voci
che pronunciavano sillabe risapute e banali
e che erano sempre certezza e sicurezza.
Sì, ho nostalgia.
Sì, ti accuso perché hai commesso
ciò che non è previsto dalle leggi di amicizia e di natura
e neppure ci hai lasciato il diritto di indagare
perché lo hai fatto, perché sei partito.

Donna che gira nuda per casa

Carlos Drummond de Andrade

 

Carlos Drummond de Andrade

 

Donna che gira nuda per la casa
tutto mi ammanta di una grande pace.
Non é nudità datata, provocante.
E’ un girar di nudità vestita,
innocenza di sorella e bicchier d’acqua.
Il corpo neppure lo si nota
al ritmo che lo porta.
Passano curve in stato di purezza,
dando alla vita un nome: castità.
Peli che affascinavano non turbano.
Seni, natiche (tacito armistizio)
riposano dalla guerra. E anch’io riposo.

Si ferma il sesso spirando

Carlos Drummond de Andrade

 

Carlos Drummond de Andrade

 

Si ferma il sesso spirando, io mi giro, spirante.
Fonte della mia vita, in te m’avvolgo e affondo.
Amore, amore, amore – il braciere raggiante
che mi dà, con l’orgasmo, la spiegazione del mondo.

Povera carne senile, che vibra insoddisfatta,
la mia si ribella alla morte annunciata.
Voglio ancora invadere quell’angusto anfratto
dove il maggior diletto mi propizia l’amata.

Domani, mai più. Oggi stesso, forse,
mi si congela il nervo, mi svanisce il piacere
prima che, deliziosa, cessi l’esplorazione.

L’orgasmo dunque coroni l’ora della mia fine
e possa io partire, l’essere nella pienezza,
imperlando di seme l’eremo irreparabile.

Canzone amica

Carlos Drummond de Andrade

Carlos Drummond de Andrade

Io preparo una canzone
in cui mia madre si riconosca,
tutte le madri si riconoscano,
e che parli come due occhi.
Cammino per una strada
che passa per molti paesi.
Se non mi vedono, io vedo
e saluto vecchi amici.
Io dissemino un segreto
come chi ama o sorride.
Nella maniera più naturale
due affetti si cercano.
La mia vita, le nostre vite
formano un solo diamante.
Ho imparato nuove parole
e ne ho rese altre più belle.
Io preparo una canzone
che faccia risvegliare gli uomini
e addormentare i bambini.

L’ultimo giorno dell’anno

Carlos Drummond de Andrade

Carlos Drummond de Andrade

L’ultimo giorno dell’anno
non è l’ultimo giorno del tempo.
Altri giorni verranno
ed altre cosce e ventri ti comunicheranno
il calore della vita.
Bacerai bocche, strapperai lettere,
farai viaggi e tanti festeggiamenti
di compleanni, laurea, promozioni, gloria,
una morte dolce con sinfonie e cori,
tanto che il tempo sarà colmo
e non sentirai il clamore,
gli irreparabili ululati
del lupo, nella solitudine.