Voze

Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

Voze, che sciacqui al sole la miseria
delle tue poche case, ammonticchiate
come pecore contro l’acquazzone;
e come stipo di riposti lini
sai di spigo, di sale come rete;

Adesso che placata

Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

Adesso che placata è la lussuria
sono rimasto con i sensi vuoti,
neppur desideroso di morire.
Ignoro se ci sia nel mondo ancora
chi pensi a me e se mio padre viva.
Evito di pensarci solamente.
Ché ogni pensiero di dolore adesso
mi sembrerebbe suscitato ad arte.
Sento d’esser passato oltre quel limite
nel qual si è tanto umani per soffrire,
e che quel bene non m’è più dovuto,
perché soffrire della colpa è un bene.

Vita

Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

Non, Vita, perché tu sei nella notte
la rapida fiammata, e non per questi
aspetti della terra e il cielo in cui
la mia tristezza orribile si placa:
ma, Vita, per le tue rose le quali
o non sono sbocciate ancora o già
disfannosi, pel tuo Desiderio
che lascia come al bimbo della favola
nella man ratta solo delle mosche,
per l’odio che portiamo ognuno al moi
del giorno prima, per l’indifferenza
di tutti ai nostri sogni più divini,
pel non potere vivere che l’attimo
al modo della pecora che bruca
pel mondo questo e quello cespo d’erba,
e ad esso s’interessa unicamente,
pel rimorso che sta in fondo ad ogni
vita, d’averla inutilmente spesa,
come la feccia in fondo del bicchiere,
per la felicità grande di piangere,
per la tristezza eterna dell’Amore,
pel non sapere e l’infinito buio…
Per tutto questo amaro t’amo, Vita.

Cammino

Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

Esco dalla lussuria.
M’incammino
per lastrici sonori nella notte.
Non ho rimorso o turbamento. Sono
solo tranquillo immensamente.
Pure
qualche cosa è cambiato in me, qualcosa
fuori di me.Ché la città mi pare
sia fatta immensamente vasta e vuota,
una città di pietra che nessunoabiti,
dove la Necessità
sola conduca i carri e suoni l’ore.

Fiammiferi Minerva

Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

Accesi tutti in una volta i fiammiferi Minerva per
immergere lo sguardo annoiato nel lampo azzurrognolo,
zolfino, tutto oro.
L’ufficio mi fu intorno, allarmato per lo spreco.
M’aspettavo mi tastassero il polso.

I miei occhi implacabili

Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

I miei occhi implacabili che sono
sempre limpidi pure quando piangono
Amicizia non vale ad ingannare.
Quando parliamo troppo forte o quando
d’improvviso taciamo tutti e due,
vedono essi il male che ci rode.
Col rumor della voce noi vogliamo
creare fra noi quel che non è;
quando taciamo non sappiam che dirci
ed apre degli abissi quel silenzio.
Allacciarci non giova con le braccia
se distinti restiamo ai nostri occhi.

Io che come un sonnambulo cammino

Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

Io che come un sonnambulo cammino
per le mie trite vie quotidiane,
vedendoti dinanzi a me trasalgo.
Tu mi cammini innanzi lenta come
una regina.
Regolo il mio passo
io subito destato dal mio sonno
sul tuo ch’è come una sapiente musica.
E possibilità d’amore e gloria
mi s’affacciano al cuore e me lo gonfiano.
Pei riccioletti folli d’una nuca
per l’ala d’un cappello io posso ancora
alleggerirmi della mia tristezza.
Io sono ancora giovane, inesperto
col cuore pronto a tutte le follie.
Una luce si fa nel dormiveglia.
Tutto è sospeso come in un’attesa.
Non penso più. Sono contento e muto.
Batte il mio cuore al ritmo del tuo passo.