La bella Cecilia

Bianca Tarozzi

Bianca Tarozzi

Ai tavolini del caffè
si aspettava la sera
in comitiva varia:
un poeta, un pittore,
qualche fanciulla in fiore.
Chiedono di Lorenzo
e si scopre che è un cane;
parlano del Khane
e invece è un uomo.
Cecilia tra di loro
è un semplice pacchetto
portato da qualcuno, messo lì,
ripreso, accompagnato
a casa, al bar,
con un certo riguardo
perché porta la scritta
“fragile” nello sguardo.
E per istanti, con il fiato in gola
come precipitasse in un burrone,
può capitarle d’essere affidata
ad amici di amici,
sconosciuti:
“Torno. Cinque minuti.”
Resta così
con un signore ignoto
che anche lui
guarda non si sa dove
dietro le lenti scure
ai tavolini
del solito caffè.
E quel tale le dice:
“Essere pronti è tutto.”
Bianca Tarozzi (Bologna, 1941) da Il teatro vivente (Scheiwiller, 2007)

La tenda rossa

Bianca Tarozzi

Bianca Tarozzi

Dietro la tenda rossa
uno stanzino:
un gatto
addormentato nella cesta,
le scale strette, senza una finestra,
due porte in alto:
sbarrata quella a destra.
Se sollevi la spranga
e apri la porta
irrompe il cielo nella scala smorta.
Bianca Tarozzi (Bologna, 1941), da La signora di porcellana (Di Felice Edizioni, 2012)

Variazioni sul tema di Penelope (racconto domestico)

Bianca Tarozzi

Bianca Tarozzi

A maggio
cambia il tempo.
I due
fanno una passeggiata lungo il lido,
bevono bianco secco al bar del porto.
L’aria si è fatta limpida, pulita.
Il vino non gli ha mai dato alla testa:
“Ha solo quest’effetto:
vedo un altro me stesso
fare quel che faccio.”
“Anche adesso?
E chi dei due preferisci?”
“Sempre l’altro me stesso,
l’eroe che tu non ami e non capisci.”
Bianca Tarozzi (Bologna, 1941) da Il teatro vivente (Scheiwiller, 2007)