Pausa

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Mi pareva che questa giornata
senza te
dovesse essere inquieta,
oscura. Invece è colma
di una strana dolcezza, che s’allarga
attraverso le ore –
forse com’è la terra
dopo uno scroscio,
che resta sola nel silenzio a bersi
l’acqua caduta
e a poco a poco
nelle più fonde vene se ne sente
penetrata.
La gioia che ieri fu angoscia,
tempesta –
ora ritorna a brevi
tonfi sul cuore,
come un mare placato:
al mite sole riapparso brillano,
candidi doni,
le conchiglie che l’onda
lasciò sul lido.

Perfieria (II)

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Lampi di brace nella sera:
e stridono
due sigarette spente in una pozza.
Fra lame d’acqua buia
non ha echi
il tuo ridere rosso:
apre misteri
di primitiva umanità.
Fra poco
urlerà la sirena della fabbrica:
curvi profili in corsa
schiuderanno
laceri varchi nella nebbia.
Oscure
masse di travi: e il peso
del silenzio tra case non finite
grava con noi
sulla fanghiglia,
ai piedi
dell’ultimo fanale.

Neve sul grappa

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

O grande altare del Grappa, offerto
agli orizzonti
con il marmo bianco
della tua neve,
con le corone di roseti spogli – e i cipressi
che salgono lenti, per scale
di colli – ai tuoi fianchi –
o vasto monte aperto
sopra la terra
come le braccia di un eroe fanciullo
che in silenzio si dia
alla morte –
non dal sole,
ma dal tuo profondo cuore,
dal sangue
che il tuo cuore di roccia accolse
nasce il raggio
che ti fa luminoso nella sera –
e le nubi su te
lampade accese
alle soglie del cielo.

La porta che si chiude

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Tu lo vedi, sorella: io sono stanca,
stanca, logora, scossa,
come il pilastro d’un cancello angusto
al limitare d’un immenso cortile;
come un vecchio pilastro
che per tutta la vita
sia stato diga all’irruente fuga
d’una folla rinchiusa.
Oh, le parole prigioniere
che battono battono
furiosamente
alla porta dell’anima
e la porta dell’anima
che a palmo a palmo
spietatamente
si chiude!
Ed ogni giorno il varco si stringe
ed ogni giorno l’assalto è più duro.
E l’ultimo giorno
– io lo so –
l’ultimo giorno
quando un’unica lama di luce
pioverà dall’estremo spiraglio
dentro la tenebra,
allora sarà l’onda mostruosa,
l’urto tremendo,
l’urlo mortale
delle parole non nate
verso l’ultimo sogno di sole.
E poi,
dietro la porta per sempre chiusa,
sarà la notte intera,
la frescura,
il silenzio.
E poi,
con le labbra serrate,
con gli occhi aperti
sull’arcano cielo dell’ombra,
sarà
– tu lo sai –
la pace.

Dopo il bacio

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Dopo il bacio, dall’ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all’alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

3 Dicembre

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

All’ultimo tumulto dei binari
hai la tua pace, dove la città
in un volo di ponti e di viali
si getta alla campagna
e chi passa non sa
di te come tu non sai
degli echi delle cacce che ti sfiorano.
Pace forse è davvero la tua
e gli occhi che noi richiudemmo
per sempre ora riaperti
stupiscono
che ancora per noi
tu muoia un poco ogni anno
in questo giorno.

Cimitero di paese

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Cimitero di paese,
che lontani monti
col pensoso sorriso della prima neve
guardano; dove entrano i vivi
nel pallido meriggio come
in un amato giardino.
Portano i bimbi chiari crisantemi
colti alle siepi
degli orti: incespicano
nei lunghi steli, salendo
pei gradini di pietra
al cancello.
Portano le mamme
altri bimbi sul petto, quieti
nel sonno, rosei
come crisantemi
più grandi.
Sui tumuli, con le corolle
più belle, disegnano croci
e parole di pace
le mani degli uomini: pure
nell’amorosa opera come
le mani dei fanciulli
alle quali s’intrecciano.
Vola dai boschi, a brevi
intervalli, un trillo d’uccello
e s’ode
sopra il fruscio dei passi
nel viale bianco.

Appoggiami la testa sulla spalla

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Appoggiami la testa sulla spalla:
ch’io ti accarezzi con un gesto lento,
come se la mia mano accompagnasse
una lunga invisibile gugliata.
Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
che dolga di tormento e di stanchezza
scendono queste mie carezze cieche,
come foglie ingiallite d’autunno
in una pozza che riflette il cielo.

Novembre

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

E poi – se accadrà c’io me ne vada –
resterà qualchecosa
di me
del mio mondo –
resterà un’esile scia di silenzio
in mezzo alle voci –
un tenue fiato bianco
in cuore all’azzurro
Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all’angolo d’una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelidi verde remote –
Qualcuno piangerà
chissà dove – chissà dove –
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare

Pudore

Antonia Pozzi

 

Antonia Pozzi

 

Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo
come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce
se un passante le dice
che il suo bambino è bello.