Non sei vivo

Anna Achmàtova

 

Anna Achmàtova

 

Non so se sei vivo
o sei perduto per sempre,
se posso ancora cercarti nel mondo
o ti debbo piangere mestamente
come morto nei pensieri della sera.
Ti ho dato tutto: la quotidiana preghiera
e l’illanguidente febbre dell’insonnia,
lo stormo bianco dei miei versi
e l’azzurro incendio degli occhi.
Nessuno mi è stato più intimo di te,
nessuno mi ha reso più triste,
nemmeno chi mi ha tradita fino al tormento,
nemmeno chi mi ha lusingata e poi dimenticata.

In sogno

Anna Achmàtova

 

Anna Achmàtova

 

Nero e duro distacco
che io sopporto al pari di te.
Perche’ piangi? Dammi meglio la mano,
prometti di ritornare in sogno.
Noi siamo come due monti…
non ci incontreremo piu’ a questo mondo.
Se solo, quando giunge mezzanotte,
mi mandassi un saluto con le stelle.

E’ larga e gialla la luce serale

Anna Achmàtova

 

Anna Achmàtova

 

È larga e gialla la luce serale,
mite il fresco d’aprile.
Hai tardato molti anni,
ma sono lieta di te.
Siedi più a me vicino,
guardami con gli occhi allegri:
Ecco il quaderno azzurro
dei miei versi infantili.
Perdona se son vissuta affliggendomi,
e il sole poco m’ha allietata.
Perdona, perdona se molti
ho scambiato per te.

Ho smesso di sorridere

Anna Achmàtova

Anna Achmàtova

Ho smesso di sorridere,
le labbra sono gelate,
ad una sola speranza
segue più di una canzone.
Senza colpa cederò il canto
al riso e alla profanazione,
ché al colmo del dolore
per l’anima è il silenzio
d’amore.

Il miele selvatico sa di libertà

Anna Achmàtova

Anna Achmàtova

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l’oro di nulla.
La reseda sa d’acqua,
e l’amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue…
Invano il procuratore romano,
tra gridi sinistri della plebe,
lavò davanti al popolo le mani,
e invano la regina di Scozia
tergeva da rossi schizzi
le palme affusolate, nell’afosa
oscurità del palazzo reale…

Io ho appreso a vivere

Anna Achmàtova

Anna Achmàtova

Io ho appreso a vivere con semplicità, con saggezza,
a guardare il cielo e a pregare Iddio,
e a girellare a lungo innanzi sera,
per stancare l’inutile angoscia.
Quando nel dirupo frusciano le bardane
e declina il grappolo del sorbo giallo-rosso,
io compongo versi festevoli
sulla vita caduca, caduca e bellissima.
Ritorno. Mi lambisce il palmo
il gatto piumoso che ronfa con piú tenerezza,
e un fuoco smagliante divampa
sulla torretta della segheria lacustre.
Soltanto di rado squarcia il silenzio
il grido d’una cicogna volata sul tetto.
E se tu busserai alla mia porta,
mi sembra che non udrò nemmeno.

La musa

Anna Achmàtova

Anna Achmàtova

Quando la notte attendo il suo arrivo,
la vita sembra sia appesa a un filo.
Che cosa sono onori, libertà, giovinezza
di fronte all’ospite dolce
col flauto nella mano? Ed ecco è entrata.
Levato il velo, mi guarda attentamente.
Le chiedo: “Dettasti a Dante tu
le pagine dell’Inferno?” Risponde: “Io”.

La passeggiata

Anna Achmàtova

Anna Achmàtova

La piuma urtò il tetto del calesse.
Io lo guardai negli occhi.
Il cuore si struggeva, non sapendo nemmeno
la causa della pena.
Sera senza vento, avvinta di tristezza
sotto l’arco del cielo nuvoloso,
il Bois de Boulogne pareva
tracciato a china in un album antico.
Aroma di benzina e di lillà,
una guardiga quiete…
Di nuovo egli toccò le mie ginocchia
con la mano che quasi non tremava.

La porta è socchiusa

Anna Achmàtova

Anna Achmàtova

La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli…
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.
Giallo cerchio del lume…
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo…
Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.
Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento…
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.