Ti ho detto addio

Alda Merini

Alda Merini

Ti ho detto addio dopo che ho spesa tutta
l’amarezza dal grembo e l’ho posata
presso di te come una voce strana.
Comprendo adesso che io sono un’ombra
oltraggiosa magnifica pensosa
e che tu rarefai le mie pienezze
come si sfa la terra per rubarvi
il fortissimo seme della vita.
Tu mi hai predata vorticoso
come un vento selvaggio ma di questi
assai meno pietoso e musicale.
perciò io ti riguardo che ti assenti
mentre anch’io mi dilungo abbandonata
presso la mia mortale era di pace.

Un’armonia mi suona nelle vene

Alda Merini

Alda Merini

Un’armonia mi suona nelle vene,
allora simile a Dafne
mi trasmuto in un albero alto,
Apollo, perché tu non mi fermi.
Ma sono una Dafne
accecata dal fumo della follia,
non ho foglie né fiori,
eppure mentre mi trasmigro
nasce profonda la luce
e nella solitudine arborea
volgo una triade di Dei

Veleggio come un’ombra

Alda Merini

Alda Merini

Veleggio come un’ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
per essere mangiata da chissà chi.
Io penso che l’inferno
sia illuminato di queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s’addormenta mai.

Vicino al Giordano

Alda Merini

Alda Merini

Ore perdute invano
nei giardini del manicomio,
su e giù per quelle barriere
inferocite dai fiori,
persi tutti in un sogno
di realtà che fuggiva
buttata dietro le nostre spalle
da non so quale chimera.
E dopo un incontro
qualche malato sorride
alle false feste.
Tempo perduto in vorticosi pensieri,
assiepati dietro le sbarre
come rondini nude.
Allora abbiamo ascoltato sermoni,
abbiamo moltiplicato i pesci,
laggiù vicino al Giordano,
ma il Cristo non c’era:
dal mondo ci aveva divelti
come erbaccia obbrobriosa.

Solo un mano d’angelo

Alda Merini

Alda Merini

Solo un mano d’angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell’uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell’oggi e dell’ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell’uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

Stanotte ho sognato l’amore

Alda Merini

Alda Merini

Stanotte ho sognato l’amore
era tenero come voi e senza carne,
ma il suo respiro ha colmato le mie notti
di disperazione e di canto.
Così è la vostra mano che carezza gli umili
e li fa silenziosi come coloro che pur soffrendo
non riescono ancora a morire.
Ma che cos’è la morte
se non un grande albero pieno di canto?
Io ho sognato un uomo
ma quest’uomo era tutto modellato da Dio.
Una parte di quest’uomo era nella vostra bocca.
E tutti gli uomini sono stati amati e divorati dagli angeli
nel loro immenso amore.

Sull’orlo della grandezza

Alda Merini

Alda Merini

Quando t’investe un sentimento vero,
che è come l’uragano,
e tu hai paura di perdere la luce
e di smettere di vedere le piccole cose
di ogni giorno.
E pensi che qualcuno,
inopinatamente,
voglia darti qualcosa sulle spalle.
Non capisci se è un cadavere
o una grande vittoria.
Allora tremi dalla paura
e non sai chi sia il portatore
di questa chiamata
che ti prende le gambe
e te le fa tremare.
Vorresti parlare
e ti si inceppa il volto.
Vorresti ridere
e diventi un ghigno di lebbra.
Ad un certo punto
ti senti bello come Lucifero
e non sai che questa resurrezione
non è un’adolescenza,
ma è la maternità della luce,
che hai sempre avuto nel grembo.

Non ho bisogno di denaro

Alda Merini

Alda Merini

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.