Epilogo da Pietà del figlio

Antonio Di Mauro

Antonio Di Mauro

(Epilogo)
Sul lastrone di tufo intagliato deposto
il corpo non è ancora rigido, eppure
già nell’inerzia inanimata invaso in parte
dal gelido biancore che sbiadisce i lividi
della carne martoriata cicatrizza le ferite
confonde le rigature di sangue al circuito
venoso…
appare mosso il disegno
delle membra nelle forme marcate
che resistono per un’ultima prospettiva
prima di precipitare nell’appiattimento…
la pietà, la pietà l’ha ricomposto alla meglio
l’ha reso materia disponibile sul bancone
all’obitorio, sul tavolo di anatomia…
l’ha consegnato all’oscurità senza tempo
compiuto ogni gesto nella certezza
del distacco, persino il sigillo impresso
sulla pietra tombale a separare un altrove
di solitudine la più grande, cominciata
nell’orto dell’abbandono infinita solitudine.
È il corpo della vittima, tutte le vittime
corpo pacificato ora che il sacrificio
necessario è stato consumato, lavata
ogni macchia di natura, espiata ogni colpa
sopraggiunta, fatta giusta ingiustizia
ogni nascita a questo fine segnata
nel sangue o solo nel patimento
perché il dolore trovi le sue ragioni…
Da: Pietà del figlio, “Almanacco dello Specchio”, Mondadori, Milano 2008