La foto

 

Anna Boero

 

E ancora osi tra la terra e il cielo
esistere, nel quadro
che ti racchiude si ri creano i vasi,
la quiete ornamentale delle foglie,
e il letto assorbe ancora
nel guanciale il tuo volto.
Mi trovavo nel bosco in cui da tempo
un lago accoglie la tua foto
estrapolata da pellicole,
semiemersa col loto equidistante.
La figlia eterocroma dell’estate,
creata dal muschio infervorava i crochi
come candele,
sotto il peso de i ricci da irlandese
crepitava la barba di Morfeo
ed allora mi accorsi che resisti
al tempo e dormi,
e la natura si confonde
alla tua immagine,
supera l’acqua la cornice,
e la casa in cui dormi si è allagata.
L’argine dove dormi è anisotropo
lenzuolo ove soccombe il tuo diaframma,
l’involucro della foto
abbeverava metà della tua guancia,
l’efferatezza di una coscia
rotonda come la ferocia
del ventre. Le farfalle
ipnotizzavano sull’altra
ventilando il panneggio e l’atmosfera
sulla narice rarefatta,
l’altra le naiadi annega vano
nella piena.
Ma la cronologia ha irritato il vetro
che ti ferisce e la clessidra
ha distribuito l’inquietudine
atemporanea nella blandizi e
delle tue vesti floreali,
ma la monotonia ce lo consente,
consente ancora di vederle.

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