Il parco

 

Anna Boero

 

C’è quest’umanità che recita, che irradia
tra le penne piovute sui capelli,
di qualche uccello esotico, la felce
simula foglie e umidità dei boschi,
falsifica le tracce e tu mi cerchi.
L’ombra soccombe, turbina l’eolica,
con il capo sul palmo, Apollo esaus to
dorme irrequieto sui teatri, attende
che l’acqua disorienti la parete.
Guarda, grafita sulle rocce opache
ruota la naiade il suo specchio
ripensandosi luce tra le pietre,
e in cerchi che ogni luce ripercuote
calcarea scuote e modula le conche
al mutamento che le tartarughe
non arenate movimenta.

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