Beato chi scrive

Alessandro Carrera

Alessandro Carrera

Beato chi scrive,
chi morde la sghemba gommina
e consuma la mina,
chi scambia le lingue e i cognomi,
chi allinea pensieri
– se fosse un raccolto di pomi –
chi canta il poema africano
del suo parrocchetto che squilla,
la nota che trilla
dall’ultima ottava del piano,
chi conta le anse e le dune
della polvere a cui tornerà,
chi ignora moltissimo e sa,
adesso lo sa.
Beato chi traversa
il display del processore,
chi spacca quel vetro di sale
che preme i suoi fogli d’amore,
chi trova un momento a tirare
una riga e rifare il totale.
Beato chi si sveglia
in qualunque città dove è voluto,
beato chi ci parte fra un minuto,
una calza bucata e un principio di tosse,
beato chi prova col dito bagnato
il caldo del ferro da stiro sull’asse,
beato chi paga le tasse,
chi sospira sul cagnetto che possiede,
chi tenta il torrente col piede,
chi spanna gli occhiali e ci vede,
adesso ci vede.
E vede una cosa da nulla,
un falso carattere a stampa,
una lucciola cacchina,
appena una fiatata di spessore.
Beato chi è amico
di quell’informatore
che gli porta le soffiate che lui scrive,
e se poi le sta a guardare
sa benissimo che appena
le ha lasciate a refolarsi alla ventata
cercare di tenerle
e dire in giro sono mie
è come respirare
una cicchina già fumata.