La zanzara

Alda Merini

Alda Merini

Io avevo un grande stabile
ero stabilmente sicuro
di essere padrone
dell’intero universo.
Avevo una piccola casa
che stava dentro un dito
e con questa mia casa
giravo all’infinito.
Poi malgrado la porta
è entrata una zanzara,
una specie assai rara
di che tipo non so.
Portava una gonnella,
era abbastanza bella.
Mi punse sulla lingua
e non ti scrissi più.
Questa zanzara folle
apre le mie finestre,
calpesta le mie zolle,
io non ti amo più.
È gelosa del canto,
persino delle scale,
un po’ scende un po’ sale,
tiene la testa all’ingiù.
È una bambola matta,
assieme ad un coniglio
che ha portato scompiglio
dentro la terra mia.
Suono un’Ave Maria
e prego intensamente
di diventar demente
per non soffrire più.