LA CITTA’ DEI MORTI

Alberto Di Raco

La città dei morti sinuosa si eleva inavvertita
con le sue onde fiorite di pietra simulacri
di ombrosi pini e ulivi contorti da un vento
inudito. La città dei morti acquieta la pioggia
mentre saliamo lungo i suoi fianchi quante volte
faremo gli stessi passi e gli stessi gesti quante
volte saliremo le scale in cerca di voci sperando
che ad una improvvisa svolta o ad uno sguardo
obliquo ci appaia la morte e sveli ciò che
non può essere svelato dalle pieghe del nostro viso.
Solo fiori e passi affrettati offre la città dei morti
al nostro occhio trapassato dall’attesa di altre
presenze. Le cappelle mute offrono ondate di volti
immensamente lontani e il tuo così vero, fratello
dai molti viaggi, ti colse l’ultimo sguardo
e appartenesti al vuoto immenso della nostra storia
e del cosmo. Così ora le maree ignoti di volti
ti afferrano in un odore di fiori avvizziti per noi
che fra le tombe estraniati incerti torniamo
sui nostri passi mentre gonfi nembi di cielo
si sfaldano con livide spade di pioggialuce
impregnando la terra di questi resti umani
ancora alla ricerca vana della città dei vivi.
Ma è da questo oltreterra, fratello, che ora
cerco il sangue delle bocche serrate cerco
il battito nuovo della mia lingua che scioglie
la cera dagli occhi apre di nuovo la parola
la prima che genera i nuovi suoni inascoltati
fin quando nella città dei morti nel buio
delle caverne ah! risuonato il verbo lo sguardo
nuovo nelle antiche case nuove macerie
la mia parola le sanguina con il suo battito
e la pietra la prima crepa ed il sospetto dell’erba.