Inesorabile

Alberto Cellotto

Alberto Cellotto

Tanto abbiamo imparato
a sterzare col telefonino all’orecchio, già
prima lo facevamo col giornale
sul volante, e poi so
vedere i cartoni vuoti delle pizze in pila
da una finestra in ribalta,
come ti aspettano all’inizio
di una strada, lazzaretto di animali, e forse
ti chiederò un favore: ricorda il secchio del sole, i buchi neri
di briciole d’asfalto, anche
gli stranieri in raccolta
del radicchio coi cassoni, i sorrisi delle cinesi
così lontani dai loro uomini seri
quando fumano la cicca
a mezzogiorno, fuori da una sartoria
sempre aperta,
ricorda questo quando
dal fondo un siero di petrolio
sale verso il celeste e i corpi starnazzano
uguali ai capitelli e alle carcasse.
Alberto Cellotto (Treviso, 1978), inedito